WORK

PIXEL
2019

Componenti elementari di un’immagine, i pixel si prestano come sintesi perfetta del concetto d’insieme: singole unità contribuiscono in maniera tanto minima quanto indispensabile alla visione organica. Mutuando tale suggestione dal mondo dell’informatica, è stato chiesto agli abitanti di Salerno di donare un piatto di propria appartenenza, elemento intimo, simbolo di convivialità, capace di trasformare uno spazio inerte in dimora. Attraverso il gioco di riflessi creato dall’acqua contenuta all’interno di questi semplici elementi, Pixel ricompone l’immagine della Chiesa di San Sebastiano del Monte dei Morti di Salerno.

The elementary components of an image, the pixels function as a perfect symbol of the concept of togetherness: single units contribute in a small but indispensable way to the vision. Following this idea, the inhabitants of Salerno, were asked to donate a plate of their own as a personal element and symbol of conviviality, capable of transforming an inert space into symbolic home. Through the play of reflections created by the water in the plates, the Pixel reconstitutes the image of San Sebastiano del Monte dei Morti church in Salerno.

APPRODI
2018

Quali paesaggi si celano dietro la semplice geometria di una linea d’orizzonte? Sono punti d’approdo o un qualcosa a cui si tende? Due orizzonti ripresi da coste contrapposte si traducono in immagini praticamente uguali che, tuttavia, racchiudono realtà completamente diverse.

What landscapes are behind the elementary structure of a horizon line? Is it a landing place or just something we desire to reach? Two pictures of horizons seen from two counterposed coasts are rather identical, but they contain completely different situations.

LOST IN TRANSLATION
2018

L’installazione si articola in un soppalco investito da una luce fredda in cui si odono le voci di persone che, nelle loro lingue madri, elencano coordinate di aeroporti, e una proiezione a parete che riporta il risultato dell’ascolto di google translator dei suddetti dati. Il passaggio all’interno dell’aeroporto avviene in una condizione di perenne proiezione verso la meta da raggiungere. Il concetto di errore viene sottratto dalla sua definizione negativa, aprendosi alla possibilità di creazione di nuovi luoghi.

The installation consists in a mezzanine with a cold light illumination inside where is possible to hear voices of many native speakers that, in their own languages, list airports coordinates, and a wall projection that shows the result of the google translator’s listening of the aforementioned data. We walk is the airports continuously projected to our destinations. Here mistakes are not negative as usual, they offer the possibility to create new places.

ESILIO
2017

Pur nella loro staticità, le architetture sembrano essere capaci di dilatare le proprie aperture per impregnarsi delle storie e degli umori delle persone che le abitano e le vivono. Sulla scia di tale suggestione, si è voluto interpretare i carotaggi non come semplici residui di inerte materia, ma come frammenti di storia, di superfici che hanno visto il tempo e lo raccontano attraverso le loro stratificazioni. Queste trame distaccate dalla loro abituale narrazione di residenza, divengono metafora di un esilio inteso come possibilità di ricontestualizzarsi per aprirsi a nuove letture. L’installazione si articola in un numero variabile di carotaggi e crea una forma architettonica nuova che si trova in una dimensione sospesa tra la contemplazione dell’antico e dell’abuso edilizio, tra la nostalgia di un passato ideale e l’immaginazione di futuri possibili.

Even if they are static, architectures seem to be capable of imbuing themselves with the stories and the existences of the people that live in them. In the wake of this suggestion, we interpreted core drillings not like mere remains of inert substance, but like fragments of past events, surfaces that have witnessed the time and are telling it through stratifications. Given that those elements being detached from their usual place, they might be read in a different way. The installation consists of a variable number of core drillings and creates a new architectonical shape that is suspended between contemplation of antiquity and urbanisation abuse, between the longing for an ideal past and a projection of possible futures.

PATIENS
2017

Uno spioncino in cui guardare un’alternanza di scene: cosa accadrà? Accadrà qualcosa? A tali domande può trovare risposta il paziente fruitore invitato a sbirciare all’interno di una scatola. Chiediamo di prestare attenzione, tempo e una curiosità quasi voyeuristica. Chiediamo un atto di speranza che potrebbe essere deluso. Ma l’amarezza della frustrazione, del dolore, sembra accompagnare il concetto del pazientare sin dalle sue radici etimologiche: patire. Ci consegniamo quindi all’imprevedibilità e alla sopportazione dell’attesa, ne varrà la pena?

Look through the peephole a sequence of scenes: What will happen? Will something happen? those questions can find answers from the patient users invited to peek through a box. We ask to pay attention, time and a voyeuristic curiosity. We ask for hope that could fail. But the bitterness of the frustration and the sorrow, seems to be associated with the concept of bearing from the etymological origin: patire. We deliver ourselves to the umpredictable and to the endurance of the wait, is it worth it?

arnia

ARNIA
2017

Sulla scia di una poesia di Pasolini che recita «E’ un brusio la vita», si è voluto indagare l’aspetto sociale, fonico e architettonico degli spazi urbani. Questi si compongono di relazioni che s’intessono all’interno dei loro spazi: le comunicazioni possono intendersi come i fili di tale tessitura. L’arnia, struttura artificiale dove le api organizzano la loro colonia, si presta qui come metafora di Napoli, metropoli sovraffollata e strepitante, da noi interpretata come città-alveare. L’idea consiste nel captare – attraverso semplici registratori – conversazioni che si svolgono nei più svariati ambienti partenopei. Singolarità e banalità dei dialoghi convergono in una struttura a nido d’ape in resina e si dissolvono confusamente in un flusso sonoro gestito tramite tecnologia Arduino. La presenza di micro altoparlanti posti in ognuna delle 186 celle che compongono la forma alveolare, permette la riproduzione in loop di ogni singolo dialogo registrato.

In the wake of a Pasolini’s poem that says: «Life is a buzz», we wanted to examine in depth the social, phonic and architectural aspects of the urban spaces, in particular of Naples. We used the hive like metaphor of the overcrowded and noisy city, and our idea is to intercept conversations that be held in the Neapolitan context. Singularity and banality of the dialogues converge in a honeycomb structure made of epoxy resin and dissolve in a confused sound flux managed with Arduino. In the cells there are speakers that play every recorded dialogue in loop.

varco

VARCO
2017

Il termine rocca racchiude due significati molto differenti: esso fa riferimento sia a una struttura ostile e isolata, che allo strumento per la filatura a mano. I risvolti metaforici sono molteplici e interessanti, siccome troviamo nella medesima parola il rimando sia al concetto di chiusura che a quello di connessione. Cedendo a queste suggestioni, si è pensato di creare una forma che fuoriuscisse dalla rocca intesa come struttura dalle invalicabili mura, attraverso dei filamenti che generano un’improvvisa apertura. Sospesa a mezz’aria tramite dei tiranti, l’installazione è costituita da due circonferenze in ferro dal diametro di 100 cm e 150 cm, raccordate verticalmente da una fitta trama di fili sintetici neri. Reinterpretando le soluzioni prospettiche barocche, il fascio ascensionale proietta il fruitore al di fuori della struttura, soddisfacendo così quella che Marguerite Yourcenar definì la «vitale necessità di sentirsi altrove».

In Italian, the word “rocca” has two different meanings: it means fortress, a hostile and isolated building, and distaff, the instrument for spinning. There are many and interesting metaphoric implications because of the same word is linked to the concepts of closing off and connection. We have designed a shape that comes out of the impassable walls through filaments that generate a gap. Suspended through tie-rods, the installation consists in two iron circumferences vertically connected by a closed web of waxed threads. Reinterpreting the baroque perspectival solutions, the upward beam projects people outside of the building, satisfying what Marguerite Yourcenar called the “need to feel elsewhere”. 

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