Installations

DOTS

2017

dots_DAMP_2017

Partendo dalle considerazioni di Kandiskij sul punto e la linea e le relazioni che questi hanno con il moto e la quiete, abbiamo deciso di relazionarci allo spettatore con l’alfabeto morse che di questi elementi è costituito. La frase che ha in sé il significato dell’opera, è volutamente occultata dal codice desueto e si compone sul led sign con intervalli di tempo casuali stabiliti dal computer.

Starting with the Kandinskij ideas about the point and line and the links that they have between the motion and quiet, we decided to get in touch with the spectator using the morse code that is made of these elements. The sentence has the meaning of the work and it is intentionally hidden by the unusual code and compose itself on the led sign with random pauses set up by the computer.

 

ESILIO

2017

Esilio_2017

Pur nella loro staticità, le architetture sembrano essere capaci di dilatare le proprie aperture per impregnarsi delle storie e degli umori delle persone che le abitano e le vivono. Sulla scia di tale suggestione, si è voluto interpretare i carotaggi non come semplici residui di inerte materia, ma come frammenti di storia, di superfici che hanno visto il tempo e lo raccontano attraverso le loro stratificazioni. Queste trame distaccate dalla loro abituale narrazione di residenza, divengono metafora di un esilio inteso come possibilità di ricontestualizzarsi per aprirsi a nuove letture. L’installazione si articola in un numero variabile di carotaggi e crea una forma architettonica nuova che si trova in una dimensione sospesa tra la contemplazione dell’antico e dell’abuso edilizio, tra la nostalgia di un passato ideale e l’immaginazione di futuri possibili.

Even if they are static, architectures seem to be capable of imbuing themselves with the stories and the existences of the people that live in them. In the wake of this suggestion, we interpreted core drillings not like mere remains of inert substance, but like fragments of past events, surfaces that have witnessed the time and are telling it through stratifications. Given that those elements being detached from their usual place, they might be read in a different way. The installation consists of a variable number of core drillings and creates a new architectonical shape that is suspended between contemplation of antiquity and urbanisation abuse, between the longing for an ideal past and a projection of possible futures.

 

PATIENS

2017

Patiens_2017

Uno spioncino in cui guardare un’alternanza di scene: cosa accadrà? Accadrà qualcosa? A tali domande può trovare risposta il paziente fruitore invitato a sbirciare all’interno di una scatola. Chiediamo di prestare attenzione, tempo e una curiosità quasi voyeuristica. Chiediamo un atto di speranza che potrebbe essere deluso. Ma l’amarezza della frustrazione, del dolore, sembra accompagnare il concetto del pazientare sin dalle sue radici etimologiche: patire. Ci consegniamo quindi all’imprevedibilità e alla sopportazione dell’attesa, ne varrà la pena?

Look through the peephole a sequence of scenes: What will happen? Will something happen? those questions can find answers from the patient users invited to peek through a box. We ask to pay attention, time and a voyeuristic curiosity. We ask for hope that could fail. But the bitterness of the frustration and the sorrow, seems to be associated with the concept of bearing from the etymological origin: patire. We deliver ourselves to the umpredictable and to the endurance of the wait, is it worth it?

 

VARCO

2017

varco

Il termine rocca racchiude due significati molto differenti: esso fa riferimento sia a una struttura ostile e isolata, che allo strumento per la filatura a mano. I risvolti metaforici sono molteplici e interessanti, siccome troviamo nella medesima parola il rimando sia al concetto di chiusura che a quello di connessione. Cedendo a queste suggestioni, si è pensato di creare una forma che fuoriuscisse dalla rocca intesa come struttura dalle invalicabili mura, attraverso dei filamenti che generano un’improvvisa apertura. Sospesa a mezz’aria tramite dei tiranti, l’installazione è costituita da due circonferenze in ferro dal diametro di 100 cm e 150 cm, raccordate verticalmente da una fitta trama di fili sintetici neri. Reinterpretando le soluzioni prospettiche barocche, il fascio ascensionale proietta il fruitore al di fuori della struttura, soddisfacendo così quella che Marguerite Yourcenar definì la «vitale necessità di sentirsi altrove».

In Italian, the word “rocca” has two different meanings: it means fortress, a hostile and isolated building, and distaff, the instrument for spinning. There are many and interesting metaphoric implications because of the same word is linked to the concepts of closing off and connection. We have designed a shape that comes out of the impassable walls through filaments that generate a gap. Suspended through tie-rods, the installation consists in two iron circumferences vertically connected by a closed web of waxed threads. Reinterpreting the baroque perspectival solutions, the upward beam projects people outside of the building, satisfying what Marguerite Yourcenar called the “need to feel elsewhere”.